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“Finché la confezione non è finita non riesco a smettere”.

La tipica fame nervosa è quando non ci basta un biscotto, ma sentiamo il bisogno di finire l’intera busta. Spesso in maniera inconsapevole, distratti da altre attività. Come fossimo in balia di una forza dominante ed incontenibile.

In realtà si tratta di una forza che viene da dentro: un’insaziabile fame di piacere.
Provare a comprenderlo può aiutare a migliorare o addirittura a risolvere il problema.

E’ risaputo che la fame nervosa ha un’origine interiore, proviene dalla mente e non dallo stomaco. La soluzione quindi non può non dipendere da un diverso atteggiamento mentale.

La favola di Hansel e Gretel è l’immagine più evidente della trappola generata dalla fame nervosa: i due bambini, abbandonati nel bosco dai genitori impossibilitati a sfamarli, sono attratti da una casa fatta di dolci e marzapane. Spinti dalla fame, i due bimbi, ne staccano dei pezzi e li mangiano finché non vengono sorpresi da una vecchietta che si rivelerà essere una strega.
I due si ritrovano quindi intrappolati dalla strega cattiva all'interno della casa.
E’ proprio quello che accade a noi: il nostro bisogno di mangiare, che si fa sentire maggiormente quando siamo stressati, sotto pressione o in momenti di relax e particolarmente positivi, sembra avere all’inizio un ruolo funzionale che però alla lunga si tramuta in una vera e propria trappola.

Eccedere in cibi piacevoli è un comportamento che solitamente si attiva per compensare stress e dispiaceri della vita. Ma il vero nemico non è il piacere o lo stress in sé, quanto piuttosto la loro mancata gestione, che rischia spesso di farci finire in trappola come nella fiaba.

In questa situazione, è facile pensare che la soluzione sia una dieta, una pillola o ancor peggio, un intervento chirurgico di riduzione dello stomaco (chirurgia bariatrica).
Purtroppo però, queste soluzioni, da sole, non bastano, anzi rischiano di far peggiorare la nostra situazione mentale e fisica.
Dobbiamo essere in grado di porci dei sani limiti quando mangiamo dolci o alimenti in genere, poiché se non riusciamo a farlo, significa che la nostra vita è troppo sotto pressione, troppo compressa da limiti, obblighi, mansioni, responsabilità o doveri. Queste limitazioni, creano il terreno fertile ad un consumo “illimitato” di alimenti come reazione naturale alle barriere che ci impone la quotidianità.

Ripartire da sé è la soluzione: associare una dieta realizzata da un professionista alla consapevolezza della trappola psichica in cui si è caduti e delle altre esigenze interiori.

Dott. Paolofabrizio De Luca
Psicologo, psicodiagnosta, psicoterapeuta e psicosomatista

Alimentazione


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